Testi e musiche composte da Emanuele Ravera
Elenco dei titoli:
ANDRAI...
DOMAN
GENOVA
IL MIO RICORDO
IL VOLTO SCURO D'INGHILTERRA
IN RICCHEZZA, IN POVERTA'
LA STANZA DI STEFY
LINEA 15
MIA
OPINIONI
PANE E TERRA
PANEM ET CIRCENSES
PER UN ISTANTE
POLVERE
SETTEMBRE 2007
TUBO CATODICO
VIA IPPODROMO
ZONA ROSSA
ANDRAI...
Canzone
paesaggistica
Andrai tra verdi vallate,
dove le nuvole cambian le forme.
Sarai sulle bianche cime,
che toccano l’azzurro del cielo.
Andrai sulla calda sabbia di un deserto,
che compone le soffici dune.
Sarai sguardo sul mondo,
dove la terra confini non ha.
Andrai su spiagge dorate,
dove è il mare, che scandisce il tempo.
Camminerai su vaste pianure colorate,
dalle spighe distese al sole.
Volerai sugli altipiani che precedono
le vette, di bianco innevate.
Sarai sguardo sul mondo,
dove la terra confini non ha.
Andrai…
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Lento ō va pe sta stradda,
TRADUZIONE IN ITALIANO:
Vedrai una città regale, addossata a una collina alpestre, superba per uomini e per mura,
il cui solo aspetto la indica Signora del Mare.
(Francesco Petrarca)
Sento le navi arrivare, le voci urlare,
Sai... Io non ti ho mai conosciuto, e forse, anche se avessi
potuto, non avrei voluto! Scrivo canzoni perchè per ora mi vengono dal cuore, e
poi chissà...!
Penso di aver imparato, scoprendolo poco a poco, il tuo stile, e mi sono
affezionato. Ecco perchè canzoni come "Genova" e "Pane e terra". Mi sono venute
fuori spontaneamente. La prima l'ho scritta per noi genovesi, la seconda per far
capire che comunque qualcosa bisogna fare oltre a sognare.
Così ho cercato di mettere insieme tutte le informazioni che avevo su di te, ed
ecco che è nata "Il mio ricordo", dedicata a te. Parla di te, ed è per te. E
forse se si crede che nel mondo del buon Dio non esiste l'inferno, spero che ti
sia piaciuta e magari che mi aiuti un pochino. Grazie!
Emanuele Ravera
In memoria di tutti i diritti soppressi.
In
particolare il pezzo riprende il bagno di sangue avvenuto in Irlanda nel gennaio
1972
(U2 - Sunday Bloody Sunday)
Fumo di camini accesi nelle strade d’Irlanda,
accompagnava, leggero, una marcia silenziosa.
Nei pensieri si può ancora ricordare:
sono morti sotto i colpi di un generale.
Il freddo pungeva l’anima dei tanti visi,
interrompeva il battito dei cuori.
Morire col coraggio tra le mani,
morire per sentirsi esseri umani.
Rit. Il volto scuro d’Inghilterra ruggiva,
dalle barricate si sparava sulla gente.
Dalle barricate cadevano persone;
il potere col fucile, contro qualche bastone.
Grido di sangue rosso sul quel cielo d’Irlanda,
gridava, stupito, la propria innocenza,
urlava per i propri ideali,
spenti da quelli spari troppo uguali.
Solo lacrime calde bagnavano quei corpi,
uccisi con la paura dentro al cuore,
uccisi senza molta spiegazione,
da chi capisce “ordine uguale repressione”.
Rit. Ed il volto scuro d’Inghilterra ruggiva,
dalle barricate si sparava alla gente.
Dalle barricate cadevano persone;
il potere col fucile, contro qualche bastone.
il potere col fucile, contro qualche bastone.
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Simpatica ballata che prende spunto da uno sketch
presente in un film (Rimini Rimini un anno dopo...)
e mette in risalto la
furbizia del servo povero contro la cieca avarizia del suo ricco signore
Questa storia voglio raccontare:
Parla di un barone di città,
Avaro coi suoi soldi da gestire
E i servi sempre pronto a sfruttar.
In mente sempre affari da fruttare,
Tempo per la moglie non ne ha;
I soldi sono l’unica passione,
L’unica preghiera e sua religione.
E il barone eccolo qua, nella cieca avidità,
Misura la sua vita in proprietà.
Attaccato al suo denaro, senza quello non sa star;
Gl’importa solamente comandare.
Servo del barone per lavorare,
Lavora senza sosta tutto il dì.
Solo il suo sogno da realizzare:
La consorte del padrone d’ammirare.
E prende l’occasione per dichiararsi,
Generoso il desiderio da soddisfar;
Perfida la nobile infelice:
“Se vuoi la mia resa un milione mi devi dare”.
E il servo cosa fa?
Un milione non ce l’ha,
Si rivolge con astuzia al suo signore;
E si offre per trattare bel diamante da comprare
E il barone nella pelle non sa più stare.
Lo schiavo astuto pensa come agire,
Gioca con l’avarizia del riccone;
La sete di potere acceca il padrone
e il malloppo al suo servo consegnò.
Lo schiavo non credette ai suoi occhi,
Un milione tra le mani da gestir,
Altro che diamante da comprare;
Il letto matrimoniale da violare.
E di corsa si recò dalla moglie del signor,
Col milione intero da consumare;
La nobile signora vedendolo arrivare;
La promessa fatta adesso d’accontentare.
Si narra dopo l’incontro di passione,
Il servo soddisfatto si dileguò;
e presto la mattina del giorno dopo,
Il barone alla sua corte lo convocò.
Lo schiavo col sorriso sulle labbra
Disse: “l’affare non si fa”.
Ma il malloppo era già stato restituito
Alla facile signora di nobiltà.
E il cornuto quasi sbiancò,
E di corsa se ne andò,
Alla ricerca sfrenata del suo milione,
ed entrato nella stanza della moglie addormentata,
prese i soldi in braccio e li baciò.
La storia così prese un lieto fine:
La moglie non dovette confessar,
Il servo il suo desiderio ha realizzato,
E il barone il milione ha ritrovato...
E il barone il milione ha ritrovato...
E il barone il milione ha ritrovato.
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Un tempo si parlava alla gente per farsi ascoltare,
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Anche ieri ho scritto al giornale
Dedicata alla Chiaretta
Profumo su quel viso sincero,
racconta più di quanto non sai;
bella che hai rubato il mio amore;
occhi azzurri come il ciel.
Sento quello che vorrei dirti lo sai,
allora pensa che insieme a me,
la mia vita con te,
sarà l’alba su un bel fiore,
carezza da abbracciare
e poi, da non lasciare.
Stella che mi illumina dentro;
ispiri le mie dolci fantasie;
bocca da sfiorare leggera;
solare come mattino d’estate.
Sento che tu sai, non arrenderti mai,
perché tu puoi fare quello che vuoi,
la tua vita con me,
sarà l’alba su un bel fiore,
carezza da abbracciare
e poi, da non lasciare.
Forte nel tuo modo di fare,
sei speciale e non solo per me;
lo sguardo tuo attira i cuori;
rifugio per chi pace non ha.
Sento che lo sai, non ti chiedere ormai,
allora pensa che insieme a te,
la tua vita con me,
sarà l’alba su un bel fiore,
carezza da abbracciare
e poi, da non lasciare.
...
Sento che lo sai, non ti chiedere ormai,
allora pensa che insieme a te,
la tua vita con me,
sarà l’alba su un bel fiore,
carezza da abbracciare
e poi, da non lasciare.
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Riflessione senza schierarsi sull'argomento: eutanasia si o eutanasia no?
Sospeso in una stanza da contorni fragili,
richieste di interventi, alimentate per gli scoop.
Ma che ne sappiano noi per ridare libertà
A chi non l’ha mai avuta e la chiede alla divinità.
Dibattiti infuocati tra opinioni da tv,
egoismi esagerati
e i perbenismi più sfrontati;
chi prega e c’è chi spera
per qualcosa che non è,
prendere posizione e decidere da sé.
Opinioni che si incrociano
Fra tante scie
Modelli di pensiero
Davanti a noi
Nessuna conclusione
Forse perché la morte non è mai la vita,
Ma per qualcuno si.
Avvoltoi da partito che beccano le idee,
confondono le acque a chi non chiede mai
e spengono i lumi della normale moralità;
nel loro comandare,
mandiamoli a cagare.
Rispetto e non disprezzo per sofferenze e malattie,
svegliamoci dal torpore che per causa sua,
non ha fatto più provare né emozioni e né pietà,
per chi non ha, per sfortuna, provato umanità.
Opinioni che si incrociano
Fra tante scie
Modelli di pensiero
Davanti a noi
Nessuna conclusione
Forse perché la morte non è mai la vita,
Ma per qualcuno si.
...
Su questo mio pensiero, la mia canzone và,
io proprio non mi schiero per non dire falsità;
e metto al centro l’uomo con le sue necessità,
e spero che in futuro non si costruisca un muro.
Opinioni che si incrociano
Fra tante scie
Modelli di pensiero
Davanti a noi
Nessuna conclusione
Forse perché la morte non è mai la vita,
Ma per qualcuno si.
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Riflessione sulla vita con gli occhi di un giardiniere
Io sono un po’ giardiniere,
coltivo fiori anche in cantiere.
Io sono un po’ giardiniere,
se tu mi vuoi porto piante per le fiere;
e quando guardo i tuoi vasi
riconosco le fasi,
e ti so dare con certezza
soluzioni in tutta fretta.
Io sono un po’ giocoliere,
trasformo gli spazi in brughiere.
Io sono un po’ giardiniere,
lavoro in mezzo al verde
e sono spesso al verde;
e quando pensi alla tua vita
cercando la tua strada,
giochi con le parole, studi pensieri e cose.
Io sono un po’ come mi vuoi te,
guardi l’erba crescere e vorresti proprio me.
Io sono un po’ romanziere,
la strana poesia sta nel mio mestiere.
Semina, semina, semina, semina...
E quando noti il sole che risplendi sul tuo fiore
Tu dagli nutrimento
e vedrai il cambiamento.
Io sono un po’ giardiniere,
curo le piante come un infermiere.
Io sono un po’ quello che fa per te,
sogni il giardino in ordine e vorresti proprio me.
E giochi con la terra
e metti in pensieri in serra,
cerchi di fare spazio
e la realtà non è più uno strazio.
Semina, semina, semina, semina...
Io sono un po’ giardiniere,
scherzo pensando solo al mio mestiere.
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Canzone che riguarda il grosso problema del
precariato
Scusa se non riesco a partire,
Per un mondo che ormai
Avrà nobili da accontentare;
La notte resta solo per noi.
Succede che di lavoro si muore, in un attimo,
Morti candide senza un perché.
Storia che s’incontra nel sangue,
Lacrima che pioggia non ha.
Arcieri dalle freccie d’argento;
Eroi nel castello della precarietà.
E’ ormai solo il ricordo lontano
In piazzetta correva il pallone.
Ora l’ansia avvolge la sera
Invade le menti di chi sta in città.
Incantati da chi sa parlare,
O da chi sa mentire con abilità.
Si salta nel cerchio del fuoco,
Leone del circo che implora pietà.
Aria di chi vuole cambiare,
Persa nella burocrazia.
La vergogna che è sempre al potere
E suona le note della mobilità.
Ancora non riesci a capire
Un futuro incerto così.
Nel buio del nuovo domani;
Pedine di scambio che valore non ha.
Il potere che ha solo da offrire
Schedine e giochi da bar.
Si salta nel cerchio del fuoco
Leone del circo che implora pietà.
Si salta nel cerchio del fuoco
Leone del circo che implora pietà.
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Canzone intima che prende spunto dalla mia adolescenza passata
Un istante avrai sentito il temporale,
Un istante avrai sognato il tuo futuro;
Un istante che è passato inosservato,
Importante nel momento che si è realizzato.
E ancora con il vino nel bicchiere
A mostrare quella faccia di chi maschera tristezza,
O forse cercavi solo tenerezza.
Un istante, ora ascolti la tua storia,
Le ferite faranno sempre male;
Un istante che purtroppo non ritorna,
Come un treno che si ferma in quell’unica stazione.
E ora pensi a quante sere hai consumato,
A quello specchio che mentiva alla tua immagine riflessa:
Inizia a ripartire la tua vita.
Un istante avrai cercato di far male,
Attaccando per trovare i tuoi perché;
Hai gioito in silenzio per le avventure
E pianto al buio per non guardare la paura di soffrire.
E ora scrivi qualche lettera di notte,
Per raccogliere il momento e non pensare al domani;
E immagini un’altra vita spesa altrove.
Un istante ora osservi le tue mani,
Accarezzare i capelli di un amore,
Così dolce da confondere con le rose,
Le più rosse di un giardino che risplende in pieno inverno.
Ti ho visto piangere sotto la pioggia e non capivo,
Ora il sole asciuga il tuo viso che sa trovar la pace;
E adesso, felice, sorridi al vento.
Ti ho visto piangere sotto la pioggia e non capivo
Ora il sole asciuga il tuo viso che pace sa trovare;
E adesso, felice, sorridi al vento,
E adesso, contenta, sorridi al vento.
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Parole, scoccate come frecce
per trafiggermi l’anima.
Io che ho speso la vita
per intrattenere la vostra.
Dopo il fuoco la cenere,
il silenzio non mi salvò.
Ora la mia faccia non piange più,
ora la mia voce non parla più,
ora il mio corpo è polvere
negli occhi di chi non mi guardò.
Il silenzio non mi salvò.
“ Dunque, dove eravamo rimasti?
Io sono qui anche per parlare
per conto di quelli che parlare non possono,
e sono molti e sono troppi;
sarò qui, resterò qui anche per loro.”
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Testo sintentico che riprende i fatti del settembre
2007:
Birmania e il poco interesse manifestato dal Papa e dalla Chiesa,
il V-Day
e le conseguenti reazioni politiche che ha suscitato.
Domani un altro mondo
sanguinerà...
E’ stato forse troppo chiedere di pensare
a qualcuno che non può parlare;
diverso nel vestire e nel modo di pregare,
insegna al tuo Dio a lottare.
Straccio rosso come il suo sangue,
per te che stai rinchiuso nel cerchio del tuo mondo uguale...
e normale.
Domani un altro straccio sanguinerà.
A Lei che il potere gliel’hanno dato in gestione,
e bianco è il suo castello di sale;
immune dal sentire la richiesta popolare
che forse per una volta è solidale.
E si prega sempre in nome di Cristo
Che ascolti la tua voce recitare la preghiera morale...
di domenica.
Domenica un’altra croce sanguinerà.
E adesso nella piazza c’è chi grida la tristezza,
chi sorride non ci sente e fa festa;
protetti da palazzi per respingere le accuse,
mascherate e rivestite dalle scuse.
Il cielo non ha stelle da offrire,
ma nuvole di fumo negli occhi di chi osa guardare...
e pensare.
Domani un altro mondo sanguinerà;
Domani un altro mondo sanguinerà;
Domani un altro mondo sanguinerà...
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Ironia sulla TV.
Non posso credere a ciò che mi fate vedere,
donnette viziate con soldi a palate
già umiliate.
E poi ci siete voi, conduttori di falsità,
ingannare le persone è la vostra vocazione,
questa canzone è contro voi.
Figli di un tempo, sporco e perverso,
e l’escluso non fa parte del gioco,
nominato per quello che non è,
e poi giudicato e giustiziato dai boia della tv.
State seduti che lo spettacolo cos’è,
guardare i buffoni di corte è sempre facile,
state seduti lì, lo spettacolo è così,
con l’uomo morto in poltrona e i buffoni ridono ancora.
Ma il bello succede tra molti racconti e sorprese,
quello si droga e il brutto si impicca da solo,
e allora trovi chi c’è passato
e chi in gloria c’è uscito,
perché di lavoro fa solo il personaggio finto
ed il conto glielo ingrassa mamma tv.
Ricerche affannate, di smaglianti sorrisi,
e il ciccione si scava la fossa,
giudicati per la loro ipocrisia,
noi prepariamo la torta,
ma chi mangia siete voi.
State seduti che lo spettacolo cos’è,
guardare i cialtroni a corte,
in fondo che male c’è.
State seduti lì,
lo spettacolo è così,
con l’uomo morto in poltrona,
i buffoni ridono ancora.
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Ballata dedicata alla memoria di Federico Aldrovandi
Una mattina all’albeggiare, passo stanco,
leggera la tua ombra, riflessa nel fosso;
da solo immaginavi il prossimo giorno,
troncato dalle mani di chi ti ha soccorso.
E frustrati dall’ossessione di avere ragione,
nel modo medioevale dell’inquisizione;
e drogati dalla violenza accumulata nel tempo,
che uccide ciecamente e lascia sgomento.
In una pozza di tristezza hai fatto tenerezza,
e come questo Stato, di colpo t’ha abbandonato;
le menzogne raccontate e mai ritirate;
qualcuno ha ammazzato e porta dentro il peccato.
Un soffio di memoria, che scivola via,
rimbalza dentro ai cuori che nascondono dolori;
normale è lottare per giustizia dovuta,
nel solco di un dolore che grida un solo amore.
Maledetto quel settembre che ci hai lasciato;
da quando divertirsi è diventato reato?
Hai pagato l’entusiasmo dei tuoi 18,
non compresi da chi la vita, quel giorno ti ha tolto.
Ma il giusto è cercare verità e osare,
per rompere le barriere di un letto del fiume,
che lambisce ed erode le sue rive scoscese;
nel cuore di chi ha memoria,
Aldro rivive.
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« La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale. »
(Amnesty International sui fatti del G8 di Genova del 2001)
Fuoco e fiamme accecate,
dalle ragioni sbagliate,
non si dimentica in fretta,
rovina di clima di festa.
Tonfo di gente trafitta,
da mani di schiavi uguali;
ho visto fantasmi neri,
con le ali ai piedi.
C’è una città violentata
da chi non l’ha mai accettata,
da chi non l’ha mai ascoltata
e da sempre l’ha disprezzata.
Rullo di tamburi in guerra,
si confonde con i giustizieri;
lacrime di rabbia scolpite
come intarsi sulla pietra.
Rumori sordi che fanno tremare,
ti fanno tornare ancor lì;
non si proclama vittoria in storia,
se bianca bandiera si alzò.
Sole che fonde l’asfalto,
nero come la pece;
c’è chi improvvisa la danza,
e chi compie mattanza.
Fumo di morte assurda,
si alza minaccioso nel cielo,
trasporta vento di rabbia;
giovane vita spezzata.
Rumori sordi che fanno tremare,
ti fanno tornare ancor lì;
non si proclama vittoria in storia,
se bianca bandiera si alzò.
Clima di rabbia soffocata,
da chi la mano l’ha armata,
e non si è neanche degnato
di scusarsi per ogni reato,
compiuto per proprio dovere
col gusto di chi sa tacere;
ciò che è successo non si scorda,
nell’animo di chi ha memoria.
Rumori sordi che fanno tremare,
ti fanno tornare ancor lì;
non si proclama vittoria in storia,
se bianca bandiera si alzò.
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