TESTI


Testi e musiche composte da Emanuele Ravera

Elenco dei titoli:

ANDRAI...
DOMAN
GENOVA
IL MIO RICORDO
IL VOLTO SCURO D'INGHILTERRA
IN RICCHEZZA, IN POVERTA'
LA STANZA DI STEFY
LINEA 15
MIA
OPINIONI
PANE E TERRA
PANEM ET CIRCENSES
PER UN ISTANTE
POLVERE
SETTEMBRE 2007
TUBO CATODICO
VIA IPPODROMO
ZONA ROSSA


ANDRAI...


Canzone paesaggistica
 


Andrai tra verdi vallate,
dove le nuvole cambian le forme.
Sarai sulle bianche cime,
che toccano l’azzurro del cielo.
Andrai sulla calda sabbia di un deserto,
che compone le soffici dune.

Sarai sguardo sul mondo,
dove la terra confini non ha.

Andrai su spiagge dorate,
dove è il mare, che scandisce il tempo.
Camminerai su vaste pianure colorate,
dalle spighe distese al sole.
Volerai sugli altipiani che precedono
le vette, di bianco innevate.

Sarai sguardo sul mondo,
dove la terra confini non ha.

Andrai…

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DOMAN


 

info

 

Lento ō va pe sta stradda,
pe necescitæ e pe amô.
Sciù e zù tûtto ō giōrno,
ne-o sô da stæ
ne-e fêugge de l’aōtunno.

Dōman n’atro giōrno da camminâ.
Dōman n’atro giōrno pe mangiâ.

Lento ō va pe sta collinn-a
da-e ginestre colorâ;
un quaddro âutenticôu:
Preli de nêutte
a ninna e stelle.

Dōman n’atro giōrno da camminâ.
Dōman n’atro giōrno pe mangiâ.

Cōmme ō fa a nō sentî a fadiga.
Passi nobili e prïe ûmide.
Chi ō sente passâ,
ō prega ō çê de fâlo tōrnâ.

Dōman n’atro giōrno da camminâ.
Dōman n’atro giōrno pe mangiâ.

A seja a se pösa in sce oive
e parlan a-ō vento de mâ.

 

TRADUZIONE IN ITALIANO:


 

Lento va per questa strada,
per necessità e per amore.
Su e giù tutto il giorno,
nel sole d'estate
e foglie d'autunno.

Domani un altro giorno da camminare.
Domani un altro giorno per mangiare.

Lento va per questa collina
dalle ginestre colorate;
un quadro autenticato:
Preli di notte
culla le stelle.

Domani un altro giorno da camminare.
Domani un altro giorno per mangiare.

Come fa a non sentire fatica.
Passi nobili e pietre umide.
Chi lo sente passare,
prega il cielo di farlo tornare.

Domani un altro giorno da camminare.
Domani un altro giorno per mangiare.

La sera si posa sugli ulivi
e parlano al vento di mare.


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GENOVA


Vedrai una città regale, addossata a una collina alpestre, superba per uomini e per mura,
il cui solo aspetto la indica Signora del Mare.

(Francesco Petrarca)

 

Sento le navi arrivare, le voci urlare,
sono a Genova.
Vedo il sole che batte sui grandi palazzi,
siamo a Genova.
Genova sa salutare, sa anche parlare nelle sue vie,
Genova ti entra dentro dalla porta del cuore e non va più via.

Regina della storia,
bellezza da Superba,
vivi la tua poesia, con la lanterna.

Nelle sue piazze racchiuse, tra i vicoli stretti,
la sua magia.
Nelle sue rose cantate, negli incontri intriganti,
le sue follie.
Genova la puoi trovare nel mezzo di un derby,
o quando dici belin.
Genova la puoi vedere nelle allegre canzoni
con i bianchi al bar.

Regina della storia,
bellezza da Superba,
vivi la tua poesia, con la lanterna.

Sulle sue coste segnate dalle mareggiate,
si alza la sua voce,
stupenda da far innamorare, la sua bella gente
con un respiro soave.
Genova ti sa abbracciare, arrivando dal mare,
per tornare da lei.
Genova e i suoi saliscendi, con le sue creuze
di periferia.
Regina della storia,
bellezza da Superba,
vivi la tua poesia con la lanterna.

Nei suoi sapori di pesto,
nelle mangiate,
senti Genova.
Quando l’azzurro del cielo si specchia sul mare,
sembra Genova.
Genova ricorda sempre
e piange i suoi morti
e li fa viver con sé.
Genova che quando scrivi queste canzoni,
fa sempre tutto lei.

Regina della storia,
bellezza da Superba,
vivi la tua poesia, con la lanterna.

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IL MIO RICORDO


Sai... Io non ti ho mai conosciuto, e forse, anche se avessi potuto, non avrei voluto! Scrivo canzoni perchè per ora mi vengono dal cuore, e poi chissà...!
Penso di aver imparato, scoprendolo poco a poco, il tuo stile, e mi sono affezionato. Ecco perchè canzoni come "Genova" e "Pane e terra". Mi sono venute fuori spontaneamente. La prima l'ho scritta per noi genovesi, la seconda per far capire che comunque qualcosa bisogna fare oltre a sognare.
Così ho cercato di mettere insieme tutte le informazioni che avevo su di te, ed ecco che è nata "Il mio ricordo", dedicata a te. Parla di te, ed è per te. E forse se si crede che nel mondo del buon Dio non esiste l'inferno, spero che ti sia piaciuta e magari che mi aiuti un pochino.  Grazie!


Emanuele Ravera


Poche parole che spiegano cose accadute ormai,
riflessi di storia o racconti in gloria di grande dignità.
Ricordi Carlo Martello e sfortunato Piero il Soldato,
tra accordi suonati e ideali cantati la poesia è già qui.

Luce d’argento che illumina le note
Cantavi l’esistenza di noi
Hai lasciato il ricordo di profumi del mare
E di fiori sbocciati al sole.

Sigaretta accesa, chitarra accordata e già parli di Dio,
con quell’aria scazzata, ma non imbronciata
che fa parte di te.
E poi la tua ironia sollevava grandi perché,
fra tanti mestieri e battaglie di ieri, il tuo estro fiorì.

Luce d’argento che illumina le note
Cantavi l’esistenza per noi.
Hai lasciato il ricordo di profumi del mare
E di fiori sbocciati al sole.

E ora guardo il ricordo di strofe famose,
ripetute da te.
Tra straccioni, barboni, drogati e donnacce che popolano la città.
E poi quei benpensanti, brutta piaga lo sai;
tra riflessi di gioia e tante vittorie
sostieni le verità.

Luce d’argento che illumina le note
Cantavi l’esistenza per noi.
Hai lasciato il ricordo di profumi del mare
E di fiori sbocciati al sole.

Ma sin troppo sincero che una dama in nero
Un bel giorno arrivò.
Ti prese per mano in un mese di freddo
E mai più ti riportò.
Ma se è vero che il tuo ricordo vive dentro di noi.
E allora spero che ascolti e canti e suoni come facevi quaggiù.

Luce d’argento che illumina le note
Cantavi l’esistenza per noi.
Hai lasciato il ricordo di profumi del mare
E di fiori sbocciati al sole.

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IL VOLTO SCURO D'INGHILTERRA

 

In memoria di tutti i diritti soppressi.
In particolare il pezzo riprende il bagno di sangue avvenuto in Irlanda nel gennaio 1972


(U2 - Sunday Bloody Sunday)



Fumo di camini accesi nelle strade d’Irlanda,
accompagnava, leggero, una marcia silenziosa.
Nei pensieri si può ancora ricordare:
sono morti sotto i colpi di un generale.

Il freddo pungeva l’anima dei tanti visi,
interrompeva il battito dei cuori.
Morire col coraggio tra le mani,
morire per sentirsi esseri umani.

Rit. Il volto scuro d’Inghilterra ruggiva,
dalle barricate si sparava sulla gente.
Dalle barricate cadevano persone;
il potere col fucile, contro qualche bastone.

Grido di sangue rosso sul quel cielo d’Irlanda,
gridava, stupito, la propria innocenza,
urlava per i propri ideali,
spenti da quelli spari troppo uguali.

Solo lacrime calde bagnavano quei corpi,
uccisi con la paura dentro al cuore,
uccisi senza molta spiegazione,
da chi capisce “ordine uguale repressione”.

Rit. Ed il volto scuro d’Inghilterra ruggiva,
dalle barricate si sparava alla gente.
Dalle barricate cadevano persone;
il potere col fucile, contro qualche bastone.
il potere col fucile, contro qualche bastone.


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IN RICCHEZZA, IN POVERTA'

 

Simpatica ballata che prende spunto da uno sketch presente in un film (Rimini Rimini un anno dopo...)
e mette in risalto la furbizia del servo povero contro la cieca avarizia del suo ricco signore

 


Questa storia voglio raccontare:
Parla di un barone di città,
Avaro coi suoi soldi da gestire
E i servi sempre pronto a sfruttar.

In mente sempre affari da fruttare,
Tempo per la moglie non ne ha;
I soldi sono l’unica passione,
L’unica preghiera e sua religione.

E il barone eccolo qua, nella cieca avidità,
Misura la sua vita in proprietà.
Attaccato al suo denaro, senza quello non sa star;
Gl’importa solamente comandare.

Servo del barone per lavorare,
Lavora senza sosta tutto il dì.
Solo il suo sogno da realizzare:
La consorte del padrone d’ammirare.

E prende l’occasione per dichiararsi,
Generoso il desiderio da soddisfar;
Perfida la nobile infelice:
“Se vuoi la mia resa un milione mi devi dare”.

E il servo cosa fa?
Un milione non ce l’ha,
Si rivolge con astuzia al suo signore;
E si offre per trattare bel diamante da comprare
E il barone nella pelle non sa più stare.

Lo schiavo astuto pensa come agire,
Gioca con l’avarizia del riccone;
La sete di potere acceca il padrone
e il malloppo al suo servo consegnò.

Lo schiavo non credette ai suoi occhi,
Un milione tra le mani da gestir,
Altro che diamante da comprare;
Il letto matrimoniale da violare.

E di corsa si recò dalla moglie del signor,
Col milione intero da consumare;
La nobile signora vedendolo arrivare;
La promessa fatta adesso d’accontentare.

Si narra dopo l’incontro di passione,
Il servo soddisfatto si dileguò;
e presto la mattina del giorno dopo,
Il barone alla sua corte lo convocò.

Lo schiavo col sorriso sulle labbra
Disse: “l’affare non si fa”.
Ma il malloppo era già stato restituito
Alla facile signora di nobiltà.

E il cornuto quasi sbiancò,
E di corsa se ne andò,
Alla ricerca sfrenata del suo milione,
ed entrato nella stanza della moglie addormentata,
prese i soldi in braccio e li baciò.

La storia così prese un lieto fine:
La moglie non dovette confessar,
Il servo il suo desiderio ha realizzato,
E il barone il milione ha ritrovato...

E il barone il milione ha ritrovato...

E il barone il milione ha ritrovato.


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LA STANZA DI STEFY


 

info

 

Un tempo si parlava alla gente per farsi ascoltare,
ora si parla spesso per spaventare.
Allarmi lanciati dal telegiornale,
stiamo attenti che qui non si compra più il pane.

C’è chi marcia convinto in una sola direzione,
minacciando il paese con la repressione.
Tanti che restano a guardare,
ma noi no, io non ci sto.

Nella stanza di Stefy non paghi da mangiare,
nella stanza di Stefy si beve anche bene.
Nella stanza di Stefy si prende anche il sole
e si parla d’amore.

Si conosce bene la vita a rate da pagare,
il popolo subisce, la banca si arricchisce.
Si chiude la bocca alla vera informazione,
giornalai applaudono al circo del padrone.

Poi arriva, come al solito, l’idiozia generale;
si vietano trasferte si spegne la passione.
Tanti che restano a guardare,
ma noi no, io non ci sto.

Nella stanza di Stefy accogli un clandestino,
nella stanza di Stefy appendi lo striscione.
Dalla stanza di Stefy si vede anche il mare
e si parla d’amore.

Ora passato il temporale,
e prima si offendeva chi in piazza scendeva.
Ora fa paura l’economia mondiale
si scopre per magia che il problema è
è la globalizzazione.

Nella stanza di Stefy siamo tutti uguali,
nella stanza di Stefy, siamo tutti uniti,
nella stanza di Stefy se vuoi puoi venire
perché si parla, perché si parla,
perché si parla col cuore, d’amore.


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LINEA 15


 

info

 

Anche ieri ho scritto al giornale
ho scritto che cosi non va,
un cittadino ha diritto a protestare
influente e mi devono ascoltare
vivo a GENOVA e non sopporto il mare...

Per fortuna mi difendo con le armi del potere,
mi consiglia Gentilmente la TV
sono in prima fila per scacciare un clandestino,
meglio se diverso da me.
E di domenica mi reco in chiesa
a sentire la parola di Dio.
Parole che toccano il cuore
AMATEVI COME HO AMATO VOI....

Povero cittadino indifeso,
ormai io mi sento così.
L'esercito deve intervenire
per Disciplina e sana Legalità
Nel frattempo, informo il Giornale..

Per fortuna mi difendo con le armi del potere,
mi consiglia Gentilmente la TV
Resto in prima fila per scacciare l'Irregolare,
meglio se più povero di me.
Ma la domenica mi reco in chiesa
e ascolto la parola di Dio.
Parole che toccano il cuore
AMATEVI COME HO AMATO VOI...


Al mondo c'è chi proprio non capisce
accusa i portatori di "LIBERTA'".
Ricordano ideali già passati
mi oppongo a questi "pazzi" Scatenati
Con tristezza PIANGO al Giornale....

Per fortuna mi difendo con le armi del potere,
mi consiglia Cordialmente la tv,
resto in prima fila e combatto l'Immigrazione,
e contro questo ammasso di straccioni.
Ma di domenica mi reco in chiesa
e ascolto la parola di Dio.
Parole che toccano il cuore
AMATEVI COME HO AMATO VOI....

AMATEVI COME HO AMATO VOI....


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MIA

 

Dedicata alla Chiaretta



Profumo su quel viso sincero,
racconta più di quanto non sai;
bella che hai rubato il mio amore;
occhi azzurri come il ciel.

Sento quello che vorrei dirti lo sai,
allora pensa che insieme a me,
la mia vita con te,
sarà l’alba su un bel fiore,
carezza da abbracciare
e poi, da non lasciare.

Stella che mi illumina dentro;
ispiri le mie dolci fantasie;
bocca da sfiorare leggera;
solare come mattino d’estate.

Sento che tu sai, non arrenderti mai,
perché tu puoi fare quello che vuoi,
la tua vita con me,
sarà l’alba su un bel fiore,
carezza da abbracciare
e poi, da non lasciare.

Forte nel tuo modo di fare,
sei speciale e non solo per me;
lo sguardo tuo attira i cuori;
rifugio per chi pace non ha.

Sento che lo sai, non ti chiedere ormai,
allora pensa che insieme a te,
la tua vita con me,
sarà l’alba su un bel fiore,
carezza da abbracciare
e poi, da non lasciare.
...
Sento che lo sai, non ti chiedere ormai,
allora pensa che insieme a te,
la tua vita con me,
sarà l’alba su un bel fiore,
carezza da abbracciare
e poi, da non lasciare.

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OPINIONI
 

Riflessione senza schierarsi sull'argomento: eutanasia si o eutanasia no?

 


Sospeso in una stanza da contorni fragili,
richieste di interventi, alimentate per gli scoop.
Ma che ne sappiano noi per ridare libertà
A chi non l’ha mai avuta e la chiede alla divinità.

Dibattiti infuocati tra opinioni da tv,
egoismi esagerati
e i perbenismi più sfrontati;
chi prega e c’è chi spera
per qualcosa che non è,
prendere posizione e decidere da sé.

Opinioni che si incrociano
Fra tante scie
Modelli di pensiero
Davanti a noi
Nessuna conclusione
Forse perché la morte non è mai la vita,
Ma per qualcuno si.

Avvoltoi da partito che beccano le idee,
confondono le acque a chi non chiede mai
e spengono i lumi della normale moralità;
nel loro comandare,
mandiamoli a cagare.

Rispetto e non disprezzo per sofferenze e malattie,
svegliamoci dal torpore che per causa sua,
non ha fatto più provare né emozioni e né pietà,
per chi non ha, per sfortuna, provato umanità.

Opinioni che si incrociano
Fra tante scie
Modelli di pensiero
Davanti a noi
Nessuna conclusione
Forse perché la morte non è mai la vita,
Ma per qualcuno si.
...
Su questo mio pensiero, la mia canzone và,
io proprio non mi schiero per non dire falsità;
e metto al centro l’uomo con le sue necessità,
e spero che in futuro non si costruisca un muro.

Opinioni che si incrociano
Fra tante scie
Modelli di pensiero
Davanti a noi
Nessuna conclusione
Forse perché la morte non è mai la vita,
Ma per qualcuno si.

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PANE E TERRA
 

Riflessione sulla vita con gli occhi di un giardiniere

 


Io sono un po’ giardiniere,
coltivo fiori anche in cantiere.
Io sono un po’ giardiniere,
se tu mi vuoi porto piante per le fiere;
e quando guardo i tuoi vasi
riconosco le fasi,
e ti so dare con certezza
soluzioni in tutta fretta.
Io sono un po’ giocoliere,
trasformo gli spazi in brughiere.
Io sono un po’ giardiniere,
lavoro in mezzo al verde
e sono spesso al verde;
e quando pensi alla tua vita
cercando la tua strada,
giochi con le parole, studi pensieri e cose.
Io sono un po’ come mi vuoi te,
guardi l’erba crescere e vorresti proprio me.
Io sono un po’ romanziere,
la strana poesia sta nel mio mestiere.
Semina, semina, semina, semina...
E quando noti il sole che risplendi sul tuo fiore
Tu dagli nutrimento
e vedrai il cambiamento.
Io sono un po’ giardiniere,
curo le piante come un infermiere.
Io sono un po’ quello che fa per te,
sogni il giardino in ordine e vorresti proprio me.

E giochi con la terra
e metti in pensieri in serra,
cerchi di fare spazio
e la realtà non è più uno strazio.
Semina, semina, semina, semina...
Io sono un po’ giardiniere,
scherzo pensando solo al mio mestiere.

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PANEM ET CIRCENSES (Pane e circo)

 

Canzone che riguarda il grosso problema del precariato
 


Scusa se non riesco a partire,
Per un mondo che ormai
Avrà nobili da accontentare;
La notte resta solo per noi.

Succede che di lavoro si muore, in un attimo,
Morti candide senza un perché.

Storia che s’incontra nel sangue,
Lacrima che pioggia non ha.

Arcieri dalle freccie d’argento;
Eroi nel castello della precarietà.

E’ ormai solo il ricordo lontano
In piazzetta correva il pallone.
Ora l’ansia avvolge la sera
Invade le menti di chi sta in città.

Incantati da chi sa parlare,
O da chi sa mentire con abilità.

Si salta nel cerchio del fuoco,
Leone del circo che implora pietà.

Aria di chi vuole cambiare,
Persa nella burocrazia.

La vergogna che è sempre al potere
E suona le note della mobilità.

Ancora non riesci a capire
Un futuro incerto così.
Nel buio del nuovo domani;
Pedine di scambio che valore non ha.
Il potere che ha solo da offrire
Schedine e giochi da bar.

Si salta nel cerchio del fuoco
Leone del circo che implora pietà.

Si salta nel cerchio del fuoco
Leone del circo che implora pietà.


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PER UN ISTANTE

 

Canzone intima che prende spunto dalla mia adolescenza passata



Un istante avrai sentito il temporale,
Un istante avrai sognato il tuo futuro;
Un istante che è passato inosservato,
Importante nel momento che si è realizzato.

E ancora con il vino nel bicchiere
A mostrare quella faccia di chi maschera tristezza,
O forse cercavi solo tenerezza.
Un istante, ora ascolti la tua storia,
Le ferite faranno sempre male;
Un istante che purtroppo non ritorna,
Come un treno che si ferma in quell’unica stazione.

E ora pensi a quante sere hai consumato,
A quello specchio che mentiva alla tua immagine riflessa:
Inizia a ripartire la tua vita.

Un istante avrai cercato di far male,
Attaccando per trovare i tuoi perché;
Hai gioito in silenzio per le avventure
E pianto al buio per non guardare la paura di soffrire.

E ora scrivi qualche lettera di notte,
Per raccogliere il momento e non pensare al domani;
E immagini un’altra vita spesa altrove.

Un istante ora osservi le tue mani,
Accarezzare i capelli di un amore,
Così dolce da confondere con le rose,
Le più rosse di un giardino che risplende in pieno inverno.

Ti ho visto piangere sotto la pioggia e non capivo,
Ora il sole asciuga il tuo viso che sa trovar la pace;
E adesso, felice, sorridi al vento.

Ti ho visto piangere sotto la pioggia e non capivo
Ora il sole asciuga il tuo viso che pace sa trovare;
E adesso, felice, sorridi al vento,
E adesso, contenta, sorridi al vento.


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POLVERE

 

info



Parole, scoccate come frecce
per trafiggermi l’anima.
Io che ho speso la vita
per intrattenere la vostra.

Dopo il fuoco la cenere,
il silenzio non mi salvò.

Ora la mia faccia non piange più,
ora la mia voce non parla più,
ora il mio corpo è polvere
negli occhi di chi non mi guardò.
Il silenzio non mi salvò.

“ Dunque, dove eravamo rimasti?
Io sono qui anche per parlare
per conto di quelli che parlare non possono,
e sono molti e sono troppi;
sarò qui, resterò qui anche per loro.”



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SETTEMBRE 2007

 

Testo sintentico che riprende i fatti del settembre 2007:
Birmania e il poco interesse manifestato dal Papa e dalla Chiesa,
il V-Day e le conseguenti reazioni politiche che ha suscitato.
Domani un altro mondo sanguinerà...



E’ stato forse troppo chiedere di pensare
a qualcuno che non può parlare;
diverso nel vestire e nel modo di pregare,
insegna al tuo Dio a lottare.

Straccio rosso come il suo sangue,
per te che stai rinchiuso nel cerchio del tuo mondo uguale...
e normale.

Domani un altro straccio sanguinerà.


A Lei che il potere gliel’hanno dato in gestione,
e bianco è il suo castello di sale;
immune dal sentire la richiesta popolare
che forse per una volta è solidale.

E si prega sempre in nome di Cristo
Che ascolti la tua voce recitare la preghiera morale...
di domenica.

Domenica un’altra croce sanguinerà.


E adesso nella piazza c’è chi grida la tristezza,
chi sorride non ci sente e fa festa;
protetti da palazzi per respingere le accuse,
mascherate e rivestite dalle scuse.

Il cielo non ha stelle da offrire,
ma nuvole di fumo negli occhi di chi osa guardare...
e pensare.

Domani un altro mondo sanguinerà;

Domani un altro mondo sanguinerà;

Domani un altro mondo sanguinerà...



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TUBO CATODICO

 

Ironia sulla TV.



Non posso credere a ciò che mi fate vedere,
donnette viziate con soldi a palate
già umiliate.
E poi ci siete voi, conduttori di falsità,
ingannare le persone è la vostra vocazione,
questa canzone è contro voi.

Figli di un tempo, sporco e perverso,
e l’escluso non fa parte del gioco,
nominato per quello che non è,
e poi giudicato e giustiziato dai boia della tv.

State seduti che lo spettacolo cos’è,
guardare i buffoni di corte è sempre facile,
state seduti lì, lo spettacolo è così,
con l’uomo morto in poltrona e i buffoni ridono ancora.

Ma il bello succede tra molti racconti e sorprese,
quello si droga e il brutto si impicca da solo,
e allora trovi chi c’è passato
e chi in gloria c’è uscito,
perché di lavoro fa solo il personaggio finto
ed il conto glielo ingrassa mamma tv.

Ricerche affannate, di smaglianti sorrisi,
e il ciccione si scava la fossa,
giudicati per la loro ipocrisia,
noi prepariamo la torta,
ma chi mangia siete voi.

State seduti che lo spettacolo cos’è,
guardare i cialtroni a corte,
in fondo che male c’è.
State seduti lì,
lo spettacolo è così,
con l’uomo morto in poltrona,
i buffoni ridono ancora.

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VIA IPPODROMO
 

Ballata dedicata alla memoria di Federico Aldrovandi


Una mattina all’albeggiare, passo stanco,
leggera la tua ombra, riflessa nel fosso;
da solo immaginavi il prossimo giorno,
troncato dalle mani di chi ti ha soccorso.

E frustrati dall’ossessione di avere ragione,
nel modo medioevale dell’inquisizione;
e drogati dalla violenza accumulata nel tempo,
che uccide ciecamente e lascia sgomento.

In una pozza di tristezza hai fatto tenerezza,
e come questo Stato, di colpo t’ha abbandonato;
le menzogne raccontate e mai ritirate;
qualcuno ha ammazzato e porta dentro il peccato.

Un soffio di memoria, che scivola via,
rimbalza dentro ai cuori che nascondono dolori;
normale è lottare per giustizia dovuta,
nel solco di un dolore che grida un solo amore.

Maledetto quel settembre che ci hai lasciato;
da quando divertirsi è diventato reato?
Hai pagato l’entusiasmo dei tuoi 18,
non compresi da chi la vita, quel giorno ti ha tolto.

Ma il giusto è cercare verità e osare,
per rompere le barriere di un letto del fiume,
che lambisce ed erode le sue rive scoscese;
nel cuore di chi ha memoria,
Aldro rivive.

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ZONA ROSSA

« La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale. »

(Amnesty International sui fatti del G8 di Genova del 2001)


Fuoco e fiamme accecate,
dalle ragioni sbagliate,
non si dimentica in fretta,
rovina di clima di festa.
Tonfo di gente trafitta,
da mani di schiavi uguali;
ho visto fantasmi neri,
con le ali ai piedi.

C’è una città violentata
da chi non l’ha mai accettata,
da chi non l’ha mai ascoltata
e da sempre l’ha disprezzata.
Rullo di tamburi in guerra,
si confonde con i giustizieri;
lacrime di rabbia scolpite
come intarsi sulla pietra.

Rumori sordi che fanno tremare,
ti fanno tornare ancor lì;
non si proclama vittoria in storia,
se bianca bandiera si alzò.

Sole che fonde l’asfalto,
nero come la pece;
c’è chi improvvisa la danza,
e chi compie mattanza.
Fumo di morte assurda,
si alza minaccioso nel cielo,
trasporta vento di rabbia;
giovane vita spezzata.

Rumori sordi che fanno tremare,
ti fanno tornare ancor lì;
non si proclama vittoria in storia,
se bianca bandiera si alzò.

Clima di rabbia soffocata,
da chi la mano l’ha armata,
e non si è neanche degnato
di scusarsi per ogni reato,
compiuto per proprio dovere
col gusto di chi sa tacere;
ciò che è successo non si scorda,
nell’animo di chi ha memoria.

Rumori sordi che fanno tremare,
ti fanno tornare ancor lì;
non si proclama vittoria in storia,
se bianca bandiera si alzò.

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